A — documentato

Yūrei

Giappone
Tutto il Giappone; poli a Kyoto, Edo-Tokyo (Yotsuya) e Himeji

Varianti e nomi
yūrei; termini contigui bōrei, shiryō, obake; tipologia interna onryō, ubume, goryō, funayūrei, jibakurei
Che cosa raccontano
La convenzione visiva è estremamente codificata: katabira bianca, cioè il kimono funebre allacciato al contrario, capelli neri lunghi e scarmigliati, mani penzoloni dai polsi, hitaikakushi, il triangolo di stoffa bianca sulla fronte, e soprattutto assenza di gambe, con il corpo che svanisce sotto la vita, accompagnato dagli hitodama, fiamme fluttuanti bluastre. Il reikon di chi muore con un'emozione irrisolta, o di morte violenta, o senza riti funebri adeguati, non compie il passaggio e resta, e non serve un'emozione estrema perché anche un pensiero innocuo può bastare a disturbare la morte. Lo yūrei persiste finché i riti non sono compiuti o il conflitto non è risolto: la soluzione è rituale e non violenta, differenza sostanziale rispetto al fantasma occidentale.
A che cosa serviva
Garantisce l'osservanza dell'obbligo rituale verso i morti, cioè funerali e anniversari, e sostiene la religiosità domestica del butsudan e delle offerte agli antenati. Offre inoltre giustizia postuma, perché l'onryō è tipicamente una donna uccisa o tradita da un uomo di rango superiore che ottiene da morta la vendetta impossibile da viva, ed è valvola narrativa sulle asimmetrie di genere e di classe. Sul piano storico il timore dei goryō ha prodotto veri culti di stato, come nel caso di Sugawara no Michizane, morto nel 903 e divinizzato come Tenjin.
Dove è attestato
Radici nel corpus classico, compreso l'ikiryō della Dama Rokujō nel Genji Monogatari; culto dei goryō attestato dal periodo Heian, IX-X secolo, con i riti goryō-e. Hyakumonogatari Kaidankai, il gioco delle cento candele del periodo Edo, che genera un genere editoriale a partire da Otogi Bōko, 1666. Maruyama Ōkyo, Il fantasma di Oyuki, seconda metà del XVIII secolo, che fissa la convenzione iconografica del fantasma senza gambe; Ueda Akinari, Ugetsu Monogatari, 1776; Tsuruya Nanboku IV, Tōkaidō Yotsuya Kaidan, kabuki, 1825; Lafcadio Hearn, Kwaidan, 1904; Zack Davisson, Yūrei: The Japanese Ghost, 2015. Riti vivi: Obon, 13-16 agosto e in alcune aree 13-16 luglio, con mukaebi, okuribi, tōrō nagashi e Bon odori; Gozan no Okuribi a Kyoto il 16 agosto; Rokudō-mairi a Kyoto dal 7 al 10 agosto.
Attenzione
L'iconografia canonica è in larga misura un prodotto artistico databile, non un dato di credenza immemoriale: è Maruyama Ōkyo nel Settecento a fissare il fantasma senza gambe, e da lì discende l'intera tradizione visiva fino al cinema horror contemporaneo. Va invece segnalato come rito ancora osservato e verificabile il culto di Oiwa al santuario Oiwa Inari Tamiya di Yotsuya, dove attori e produzioni si recano a pregare prima di mettere in scena Yotsuya Kaidan.

Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.

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