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A — documentato

Lo Scoppio del Carro

Toscana · Pianura e Appennino settentrionale
Firenze, piazza del Duomo, fra il Battistero e la cattedrale, la mattina di Pasqua; il fuoco parte dalla chiesa dei Santi Apostoli, in piazza del Limbo; il carro è custodito in via il Prato

Lo Scoppio del Carro — il fuoco nuovo di Pasqua a Firenze, portato dal Sabato Santo del Villani al carro dei Pazzi e alla colombina: rito documentato dal Trecento, leggenda di Pazzino scritta quattro secoli dopo i fatti.

Piazza del Duomo a Firenze all'alba di Pasqua: il carro di legno dipinto, alto come due piani di casa, fermo fra il Battistero e la facciata del Duomo, i buoi bianchi ancora aggiogati; la sola luce viene dal portale aperto della cattedrale, da cui esce il filo di ferro della colombina.
Varianti e nomi dialettali
Scoppio del Carro; il carro è detto Brindellone; il razzo a forma di colomba è la colombina; in Villani il privilegio dei Pazzi è quello della faccellina, la grande fiaccola; le selci sono dette «pietre del Santo Sepolcro»
Che cosa raccontano
La mattina di Pasqua un carro di legno dipinto, alto undici metri e mezzo e carico di fuochi d'artificio, viene trainato da buoi bianchi fino allo spazio fra il Battistero e il Duomo. Dentro la cattedrale, al Gloria, si accende col fuoco nuovo un razzo a forma di colomba che corre lungo un filo di ferro dall'altare al carro, lo incendia e torna indietro: se la corsa riesce l'anno sarà buono. Il fuoco viene acceso con schegge di selce custodite nella chiesa dei Santi Apostoli, e qui comincia il racconto: tre pietre del Santo Sepolcro le avrebbe portate da Gerusalemme Pazzino de' Pazzi, primo a salire sulle mura nel 1099, ricevendole da Goffredo di Buglione insieme all'arme coi delfini. La famiglia tenne l'onore del fuoco fino alla congiura del 1478, lo riebbe nel 1494 e lo cedette al Comune nel 1864. Il carro che si vede oggi fu ridipinto nel 1765.
A che cosa servivainterpretazione dell’autore
È il fuoco nuovo del Sabato Santo che tutta la cristianità accende, portato per la città casa per casa come, dice Villani, «si faceva a Gerusalemme»: una liturgia in cui Firenze recita la Città Santa. Sopra, la città scrive chi ha diritto di portare il fuoco: un privilegio di famiglia, ostentato con la fiaccola più grande, tolto per decreto dopo una congiura e restituito sedici anni dopo. Il presagio sul raccolto, che oggi è la cosa che tutti aspettano, è attestato tardi e viene dal pubblico di campagna, non dal rito.
Dove è attestato
La prima attestazione è Giovanni Villani, Nuova Cronica, prima del 1348: ogni Sabato Santo si benedice il fuoco e lo si porta per la città «come si faceva a Gerusalemme», ogni casa mandando qualcuno con una «faccellina»; di qui «la dignità ch'hanno la casa de' Pazzi de la grande faccellina», da circa centosettant'anni, per un loro antenato detto Pazzo «che portava la maggiore faccellina che niuno altro». Nessuna crociata, nessuna pietra, nessun carro. Giuseppe Richa, Notizie istoriche delle chiese fiorentine, III, Firenze 1755, pp. 251-255: la tradizione poggia su un libro di Ricordanze scritto nel 1535 da Ghinozzo di Uguccione de' Pazzi, copiato da uno più antico; Richa espone le due opinioni e nota il silenzio di Villani; descrive la processione dai Santi Apostoli a San Giovanni col globo di rame pieno di carboni e il «carro pieno di fuochi artificiali». Domenico Maria Manni, Dei fuochi d'allegrezza artifiziati per la famiglia dei Pazzi di Firenze nel Sabato Santo, ed. G. Palagi, Firenze 1867, letto per intero: la provvisione del 1478 che toglie il carro ai Pazzi; gli spogli Strozzi 1479-1492 col pagamento del «Carro del fuoco sacro del Sabato Santo» a cura dell'Arte di Calimala; il reintegro del 1494; il carro descritto da Luca Chiari nel 1640, più basso e senza pitture; il casolare affittato nel 1710 in Borgo Allegri per custodirlo; la ridipintura del 6 aprile 1765; la medaglia del 1735; la delibera del Municipio del 30 marzo 1863 e il contratto del 15 aprile 1864, notaio Vincenzo Guerri, con cui la famiglia cede la festa al Comune contro una rendita di 200 lire l'anno. La prima menzione di Pazzo a Gerusalemme è Ugolino Verino, De illustratione urbis Florentiae (1480-1487): la indicano come la più antica Richa, Manni e S. Raveggi, «Storia di una leggenda: Pazzo dei Pazzi e le pietre del Santo Sepolcro», in F. Cardini (a cura di), Toscana e Terrasanta nel Medioevo, Firenze, Alinea, 1982, pp. 299-315. A. D'Addario, voce «Pazzi», Enciclopedia Dantesca, 1970.
Attenzione
Grado A per il rito, che ha una filiera continua da Villani ai contratti dell'Ottocento. La leggenda che lo spiega è un'altra cosa: Pazzino a Gerusalemme compare per iscritto quattro secoli dopo i fatti, in un poema del 1480-87 e in un libro di famiglia del 1535; Villani, che pure celebra i Pazzi, non ne sa nulla; Richa nel 1755 dubita che Fiorentini fossero alla presa di Gerusalemme; Manni respinge la corona murale e la data del 16 luglio, che viene da Gamurrini nel Seicento; l'Enciclopedia Dantesca dice che «la storia critica considera questa tradizione inconsistente» e che l'arme coi delfini fu concessa solo nel 1388. Da scartare, perché senza fonte a monte: «Pazzino (1050-1113)», il rientro del 16 luglio 1101, i «2.500 fiorentini», il carro «dalla fine del Trecento», il disegno di Bernardo Buontalenti — affermato nel 2025 dalla stessa istituzione che nel 2019 datava il carro al 1765, e contraddetto dal carro diverso che Chiari vide nel 1640 — e la colombina «introdotta da Leone X», che è una frase di Manni senza documento. Il presagio sul raccolto lo trovo attestato per la prima volta nel 1863, quando i delegati di governo temevano il malcontento della «folla di campagna» che dalla colombina traeva «indicazioni sull'abbondanza dei raccolti»; poi in E. V. Lucas, 1912. La data «1622» del carro viene da Lucas e da targhe che non ho visto. Limiti: Richa e Villani li ho letti per estratti OCR, non per pagine intere; le Provvisioni del 1478 e del 1494 le conosco da Manni e non dall'Archivio di Stato; Raveggi 1982 non l'ho aperto e lo cito attraverso P. Sergi, Eurostudium 2023; la polemica Davidsohn-Ristori del 1909 non l'ho verificata.

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