La Rificolona
Toscana · Pianura e Appennino settentrionale
Firenze, piazza della Santissima Annunziata e vie del centro; la sera del 7 settembre, vigilia della Natività di Maria
La Rificolona — le lanterne di carta che i ragazzi di Firenze portano in giro in cima a una canna la sera del 7 settembre, vigilia della Natività di Maria, convergendo sulla piazza della Santissima Annunziata.
- Varianti e nomi dialettali
- rificolona, rifricolona; nella spiegazione tradizionale fierucolona, da «fierucola», piccola fiera. In fiorentino vivo anche in senso figurato: «parere una rificolona», di donna vestita in modo vistoso o sciatto
- Che cosa raccontano
- Lanterne di carta colorata, un tempo con la candela dentro, portate in giro in cima a una canna dai ragazzi di Firenze la sera che precede la festa della Natività della Vergine, l’8 settembre. Il corteo converge sulla piazza della Santissima Annunziata, dove per secoli si tenne la fiera della vigilia; gli altri ragazzi tirano cerbottane e bucce per bucare e incendiare le lanterne altrui, e chi la porta canta i ritornelli di sfida. La spiegazione che si sente ripetere è che le rificolone imitino, per beffa, i lumi con cui le contadine della montagna scendevano di notte alla fiera, e le figure goffe di quelle donne: «grandi fantocci di carta, rappresentanti le caricature delle montanine, col lume sotto la sottana».
- A che cosa servivainterpretazione dell’autore
- Un rito di soglia fra l’estate e l’anno nuovo del lavoro cittadino, costruito sullo scherno del contado da parte della città: la lanterna è insieme il lume del pellegrino e la sua caricatura. Come in molte feste di ragazzi, la parte viva non è la devozione ma il gioco di distruzione reciproca, che le fonti ottocentesche registrano come già centrale.
- Dove è attestato
- Prima attestazione lessicografica trovata: Pietro Fanfani, Vocabolario dell’uso toscano, Firenze, Barbèra, 1863, voce «Rificolona»: «Lanternino di carta colorata, che i ragazzi di Firenze portano attorno in cima a una canna la sera della vigilia della Natività di Maria, cantando». La spiegazione della fiera e delle contadine derise, e l’etimologia da «fierucolona», stanno in Giuseppe Conti, Firenze vecchia. Storia, cronaca aneddotica, costumi (1799-1859), Firenze, Bemporad, 1899, cap. XXXV «Fiere, Rificolone e Ceppo». Ottorino Pianigiani, Vocabolario etimologico, 1907, la riprende con un «vuolsi… forse». Il Vocabolario Treccani dà l’etimologia come «prob. der. di fiera». Festa viva, oggi organizzata con corteo cittadino e uscite sull’Arno.
- Attenzione
- Tre cose vanno tenute separate. Il rito è documentato dal 1863 e Conti, nel 1899, lo dava già in declino («non è rimasto che un pallido ricordo»): la festa di oggi è una ripresa novecentesca. La spiegazione «fiera → fierucolona → rificolona» e la beffa alle contadine sono una ricostruzione di fine Ottocento senza documenti a monte: verosimile, e per i lessici moderni soltanto probabile. Le datazioni che circolano — «dal Trecento», «dalla metà del Seicento» — non poggiano su nessuna fonte che sia stato possibile trovare; una stampa di Carlo Lasinio e Giuseppe Piattoli del 1790, Le Rificolone, segnalata agli Uffizi, sarebbe l’attestazione più antica ma non è stata verificata sulla scheda del museo. Il pellegrinaggio a piedi dall’Impruneta alla Santissima Annunziata, spesso presentato come l’origine della festa, è un’iniziativa degli anni Duemila. La filastrocca «Ona ona ona, ma che bella rificolona» non compare né in Fanfani né in Conti, che riporta altri ritornelli: la sua prima attestazione non è stata trovata.
Il grado indica quanto la voce è documentata, non quanto è interessante. Come sono assegnati i gradi.